• Laboratori

Lunedì 19 agosto 21.00

Serata dedicata alla creatività

Conducono:  Isabella Zoppi e Donatella Porfido

Durante la Serata dedicata alla creatività prevista nel programma si lavorerà sulla sensibilizzazione della mente creativa, stimolando l’emisfero destro del cervello con attività che incoraggiano il pensiero analogico, l’immaginazione, le motivazioni, l’intelligenza emotiva, la spinta innovativa. Il gruppo lavorerà collettivamente e singolarmente. Saranno proposti esercizi ludico-espressivi che spingono e rilanciano le abilità linguistiche, la comprensione visiva, le strategie mentali nel rispetto dell’individualità e della creatività di ciascun partecipante, tramite – ad esempio – tecniche di brainstorming, photo elicitation, role-playing, team building, story-telling, collage.

Martedì 20 agosto 14.30-18.00

FuturLab (immaginare il futuro) – linguaggio dell’immaginazione

Conducono: Giovanni Borgarello e Isabella Zoppi

Descrizione e obiettivo: Si tratta di un laboratorio esperienziale sulla metodologia del FuturLab, orientato alla pratica e alla sperimentazione diretta, per permettere ai partecipanti della Summer School di conoscere e approfondire la tecnica.

Il FuturLab è un laboratorio didattico-partecipativo incentrato sul futuro e sulla costruzione comune di esso. Attraverso teatro, giochi e attività coinvolge i giovani tra i 15 e i 25 anni per far emergere in loro una visione condivisa del futuro, aiutandoli a comprendere la loro possibile partecipazione nei processi decisionali del territorio. Si guidano i ragazzi a stare insieme e collaborare per un obiettivo specifico: immaginare come vorrebbero che fosse il mondo in cui vivranno nel futuro. I ragazzi e le ragazze sono così stimolati alla cittadinanza attiva.
Il FuturLab è solitamente suddiviso in tre fasi:
In una prima fase, i giovani sono incoraggiati ad esprimere, attraverso varie forme comunicative, le critiche e le emozioni negative verso qualcosa che non va o non funziona nel presente. La domanda guida è: “Cosa potrebbe accadere tra molti anni se procedessimo nello stesso modo?”
La seconda fase ha lo scopo di lavorare con i ragazzi sugli elementi emersi per riformularli e tradurli in una dimensione di progettualità.
Il metodo prevede poi una terza ed ultima fase che cerca di adattare alla realtà quanto di visionario è emerso nella fase precedente.

Modalità: Il laboratorio utilizza la metodologia del FutureLab.

Robotica e educazione ambientale – linguaggio della tecnologia informatica

Conducono: Patrizia Rinaldi e Elena Bosi

Descrizione e obiettivo: La robotica educativa, ovvero un approccio che utilizza i robot per l’apprendimento, può essere applicata all’educazione ambientale? Il linguaggio di base della robotica può essere uno dei linguaggi applicati all’educazione ambientale?
I partecipanti avranno la possibilità, mediante l’utilizzo di due robot in particolare, di provare a rispondere a tali quesiti e di cercare di approfondire il linguaggio base della robotica (programmazione a blocchi) per coniugarlo con l’educazione ambientale e i suoi tanti altri linguaggi.

Modalità: Il laboratorio utilizza un approccio didattico partecipativo dove gli iscritti saranno invitati a ideare e sperimentare.

Le nuove tecnologie come strumento di analisi degli equilibri e fragilità – linguaggio della divulgazione scientifica

Conducono: Paola Iotti e Pierluigi Cavalchini

Descrizione e obiettivo: Il laboratorio fa riferimento a quanto considerato qualche anno fa da Henry Jenkins nel suo libro Culture partecipative e competenze digitali; ciò che viene chiamato “Media education” nel XXI secolo. L’autore definiva una didattica saggia quella che «favorisce la riconcettualizzazione della tecnologia come risorsa culturale “normale” per la didattica (è quanto avviene quando il cellulare, o il tablet, vengono usati in classe per svolgere attività di apprendimento); quella stessa che riconosce il valore delle competenze che gli studenti sviluppano nell’informale rendendole funzionali agli apprendimenti di scuola». Inoltre un altro riferimento è a quanto proposto nelle “dieci tesi” del convegno “Educazione, apprendimento e nuove tecnologie” (Dicembre 2016), volto a proporre in modo positivo ed utile per l’utenza (studenti di ogni ordine e grado) un ventaglio di proposte concrete ed efficaci.
Gli obiettivi di fondo saranno soprattutto tre: – evitare il rifiuto, la demonizzazione e marginalizzazione della tecnologia (in tutte le sue forme); – iniziare fin dalla Scuola dell’infanzia e dalla Primaria una “frequentazione positiva e strutturata” all’uso delle tecnologie; – contribuire alla percezione delle nuove tecnologie come fattore di sviluppo e come moltiplicatore di occasioni di lavoro e di progresso.

Modalità:
Per quanto riguarda gli aspetti più direttamente educativi si rimanda, in una fase iniziale, ai risultati del Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Informazione e alla Tecnologia (at http://www.cremit.it/le-dieci-tesi-scuola-tecnologia/#i1q6IgR5xeFqGtzq.99 )
Mentre invece per quanto riguarda le “fragilità” e le “grandi responsabilità” negli snodi di ideazione, confezionamento e comunicazione delle informazioni si rimanda, sempre in una prima fase di approccio generale, da approfondire in sede di discussione, a Anna Antonini La lingua della divulgazione scientifica (Appare in “Gli italiani trasmessi”, Firenze, Accademia della Crusca.) http://linguistica.sns.it/QLL/QLL96/AA.LinDivScient.pdf

Mercoledì 21 agosto 14.30-18.00

L’ecologia di unire – Mappe e tecniche, un piccolo manuale

Conducono: Pino De Sario e Alessandra Lombini

Descrizione e obiettivo: La spinta che attiva. Un laboratorio esperienziale sulla metodologia della facilitazione esperta, orientato alla pratica, alla sperimentazione diretta sui metodi attivi. Cosa attiva le persone e i gruppi. È fondamentale come disponiamo le parole, come incanaliamo le emozioni, come “riusciamo a mettere in piedi il corpo”.

Modalità: In ogni contesto didattico ed educativo, il conduttore può assumere valenze di “facilitatore”. Egli è chiamato a spingere il processo a passare da personalismi a convergenze, da partito preso a tentate negozialità. Per fare questo è importante avere un paio di idee buone: la prima, che pone al centro dell’attenzione le tre forze che si agitano-animano in ogni partecipante (corporea, emotiva, razionale); la seconda, rappresentata dalla inevitabile confusione dei gruppi nell’agitarsi spesso confusamente tra fare e parlare, tra bisogno realizzativo e necessità dialettica e dialogica.
L’ecologia di unire riguarda quindi mappe e strumenti che si indirizzano alla coesione e alla cooperazione, ben sapendo tuttavia delle tante forze che dividono, avvalendosi dei metodi della “facilitazione esperta” e della “comunicazione ecologica”. Il laboratorio vuole essere una “spinta che attiva”, per far crescere le persone nei contesti di lavoro, formativi, a scuola come per gli adulti. Far crescere è unire e attivare. Ma come si fa?

Pedagogia del bosco – linguaggio degli alberi

Conducono: Antonio Bossi e Silvio Carrieri

Descrizione e obiettivo: Laboratorio esperienziale che si sviluppa a partire dal crescente interesse per le “scuole del bosco”, un modello educativo in continua crescita in Europa. Viene affrontato il tema dell’ “educazione nel selvatico”, di come gli ambienti naturali permettano ai bambini la libertà di esplorare e di imparare direttamente dalla natura. Nel bosco i bambini si muovono tra gli alberi, inventano dal nulla, giocano con i materiali naturali, imparano l’uno dall’altro in un ambiente ricco di stimoli, senza tempi e modalità imposti. Questa è la “Pedagogia del bosco”, tema che permette di recuperare anche il più ampio argomento della relazione dell’uomo con la natura. Quante persone e adulti stanno perdendo questo contatto? Quali sono gli ostacoli fisici, i pregiudizi e i preconcetti che non permettono di vivere il bosco? Come si può superarli?

Modalità: Laboratorio esperenziale

Plastiche e microplastiche nelle acque dolci – linguaggio del monitoraggio sperimentale

Conducono: Angelo Mojetta, Paola Iotti e Pierluigi Cavalchini

Descrizione e obiettivo: Le microplastiche (come le più “evidenti” plastiche in tutte le sue forme originarie residuali) sono sempre più presenti negli ecosistemi marini e terrestri; si tratta di un inquinamento di difficile quantificazione e impossibile da rimuovere totalmente. Pertanto lo studio della presenza e dell’identificazione di queste microparticelle risulta necessario per la conoscenza del fenomeno di diffusione nell’ambiente.

Molti studi, come è noto, sono stati condotti sulla presenza e sulla dispersione delle microplastiche nell’ambiente marino (fin dagli anni ’70) e negli ultimi anni sta crescendo la consapevolezza che anche le acque dolci non sono immuni da questo problema e che, trasportate da corsi d’acqua e scarichi, macro e microplastiche sono sempre più presenti anche nei fiumi, nei laghi e nell’insieme dell ecosistema marino.

L’obiettivo è capire le fonti di immissione di questo inquinamento e il contributo che i residui plastici portano nei sistemi idrici a valle. Questo studio è importante anche per determinare le relazioni tra concentrazione e tipologia di macro e microplastiche, con la presenza di differenti fattori di input, valutando il ruolo di serbatoio, ma anche di sorgente di detriti, del sistema fluviale-lacustre e, come “recettore finale” dell’ecosistema marino..Modalità: Si propongono informative adeguate sia sottoforma di slides tradizionali, di documentazione aggiornata di studi e ricerche sullo specifico ma anche – e forse soprattutto – di come si stia creando una pericolosa dicotomia tra il mondo della scienza (preciso, solitamente, ed attento nell’identificare origini, caratteristiche e conseguenze dei fenomeni di accumulo di macro-microplastiche) e il mondo dei decisori politico/amministrativi. Interessante, al proposito, una analisi di come vi sia da parte dei “decisori” e dei “veicolatori “ (i “mezzi di informazione” in generale) una netta tendenza alla sottovalutazione del problema, anzi di quella che è una vera e propria emergenza. Una riconsiderazione attenta di come i vari “media” stanno trattando la questione specifica, sarebbe di grande utilità. L’attività di indagine può essere portata avanti con descrizione (o contatto di diretto) di esperimenti , oltre che con l’analisi di come vengono trattate le informazioni scientifiche sull’argomento.

Utile documentazione di primo approccio su www.legambiente.it/sites/default/files/docs/microplastiche_nei_laghi_italiani_legambiente2016.pdf 2 Napper, I.E., et al. Characterisation, quantity and sorptive properties of microplastics extracted from cosmetics. Mar.Pollut. Bull. (2015) “fine”.